Montale tedesco

Giancarlo Scorza traduce Eugenio Montale

A cura di Gualtiero De Santi e Alexandra Schneider

Isbn: 978-88-7768-728-9
Pagine: 88
Prezzo: € 12,00

Categoria: Codice ISBN:3584

Descrizione

Volte in tedesco intorno al 1960, le diciannove composizioni montaliane di questo libro sarebbero dovute apparire nella Biblioteca Minima di Giambattista Vicari, direttore in quegli anni de «Il Caffè», la rivista d’avanguardia e creatività cui Giancarlo Scorza collaborò soprattutto con traduzioni da autori d’area germanica (Robert Musil, Heinrich Böll, Adorno, i Galgenlieder di Christian Morgenstern) tanto quanto francese (Jacques Vaché, Jean Cocteau) o russa (Bachtin), e con rassegne della stampa umoristica mondiale. Tradurre per Scorza equivaleva a muoversi attraverso l’intimo delle cose appropriandosi con discrezione dell’oggetto ma in un processo di ripetizione che fosse originale, nel senso di un avvicinamento progressivo al segreto dei testi. Il che era accaduto nel suo caso con i versi di Paul Celan e di Rilke sui quali aveva lavorato. In particolare da alcuni enunciati delle rilkiane Lettere a un giovane poeta, Scorza aveva potuto derivare un’idea di complessità e pluralità implicanti il ricercare attraverso il difficile. Tradurre era per lui non solo un atto linguistico e emotivo ma anche un sospingersi all’interno delle diverse scritture rifuggendo da ogni gesto meccanico a segno di calarsi in qualcosa di concreto e ugualmente imprevisto. Eugenio Montale tradotto in tedesco da un italiano equivaleva a somministrare o anche solamente lambire nuove immagini cariche di multipli echi, metafisici e fisici come pure esistenziali, ma all’interno di un codice europeo che ne mettesse in luce i valori tonali e le valutazioni rilevanti e ne comprovasse tramite la lingua d’arrivo l’accertata e necessaria contemporaneità.

Giancarlo Scorza (Pesaro 1922-1987), intellettuale critico della modernità e avverso alle mode, è stato pittore e incisore appartato ma di una qualità oggi ampiamente riconosciuta. Ha coltivato altresì la scrittura poetica (Stagione inutile, 1966) e narrativa (Lettere non spedite per le Edizioni Archinto nel 2011), ma ancor più quel lavoro di traduttore che, svolto per numerose riviste – da «Il Caffè» a «Persona» –, ha trovato conferma in due suoi volumi postumi: Traduzioni (Accademia Raffaello Urbino, 2004) e ancora per i tipi dell’Archinto, nel 2012, Precorrimenti e anticipazioni.

RECENSIONI
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