Quei versi che restano sempre in noi

Lettere 1955-1982

A cura di Laura Massari
Postfazione di Edoardo Esposito

Isbn: 978-88-7768-757-9
Pagine: 168
Prezzo: € 21,00

 

Categoria:
Publisher: Archinto
Product ID: 4067

Descrizione

Lo scambio epistolare tra Vittorio Sereni e Giovanni Giudici, pubblicato interamente per la prima volta, rivela non soltanto il dialogo vivace tra due dei più grandi poeti italiani del secondo ’900, ma soprattutto il loro appassionato interrogarsi intorno al compito della poesia in un rinnovato contesto storico e politico. Scritte a partire dal dopoguerra fino alla morte di Sereni, queste lettere raccolgono riflessioni critiche dai toni sinceri, talvolta accesi, che variano dal giudizio sulle ultime composizioni all’opportunità delle scelte editoriali, dalla responsabilità degli intellettuali al ruolo della produzione letteraria in Italia. Poeti e uomini impegnati nella costante ricerca di un’identità del verso non estranea agli inevitabili cambiamenti della società e delle sue contraddizioni, eppure ancora, pur nella diversità delle cifre stilistiche, profondamente interessati al terreno autentico su cui la poesia trova la sua ragion d’essere: un’interiorità tanto individuale quanto universalmente comprensibile. Tratto singolare, svelato da queste pagine, è l’amicizia tra due autori che oltre a inviarsi le rispettive raccolte poetiche, si scambiano semplici consigli per trovarsi insieme al mare durante le vacanze, testimonianza preziosa di un rapporto umano che ospita una pluralità di temi e confronti dall’indiscusso interesse culturale.

Giovanni Giudici (Le Grazie, Portovenere 1924-La Spezia 2011), ha lavorato a lungo nell’ambito del giornalismo culturale, imponendosi come poeta con le raccolte La vita in versi e Autobiologia, cui varie altre sono seguite, in particolare Salutz. Tra le sue traduzioni l’Eugenio Onieghin di Puškin.

Vittorio Sereni (Luino 1913-Milano 1983), poeta, critico, traduttore e dirigente editoriale, è stato uno dei maggiori poeti e intellettuali italiani del secondo dopoguerra. Ha scritto le raccolte di versi Frontiera, Diario d’Algeria, Gli strumenti umani, Stella variabile.